GIORNO 2


CANNAREGIO 73 – 73 LIDO

“Can we have two golds?”

Di quel 1 agosto 2021 in cui l’Italia ha riscritto la storia dell’atletica in realtà ricordo soprattutto questa domanda del saltatore in alto qatariota Mutaz Essa Barshim, il quale, dopo aver fatto registrare insieme al nostro Gianmarco Tamberi la misura di 2.37m, chiede all’arbitro se, al posto dello spareggio per la medaglia più pregiata, la competizione possa chiudersi lì, con la divisione in due del gradino più alto del podio. L’arbitro annuisce, Tamberi accetta entusiasta. Fine, tutti felici.

Io nemmeno tanto, sono sincero. Non so cosa ne pensiate voi, ma quando vedo due campioni battagliare per un’ora e mezza al massimo livello credo che un vincitore e un vinto debbano esserci, perché lo sport è così, bello e crudele allo stesso tempo a seconda del lato della barricata in cui ci si viene a trovare, e quell’oro diviso in due mi è sempre sembrato un po’ una medaglia di serie B, vinta da due giganti dell’atletica che però, sul più bello, non hanno voluto giocarsi il tutto e per tutto rischiando di arrivare secondi.

Mutatis mutandis ieri sera la situazione è risultata simile, anche se i giocatori di Lido e Cannaregio non hanno potuto, più che voluto, giocarsi l’overtime che sarebbe stato la più degna conclusione di una partita di grande agonismo, giocata a viso aperto da due tra le compagini favorite per il titolo finale e riaperta dalle due bombe consecutive del figliol prodigo lidense Yuri Stefani, ora protagonista con i verdi di Caburlotto. L’amaro in bocca però era lo stesso, come se al pubblico fosse stata tolta la ciliegina sulla torta della serata.

Qualcuno dice che coach Ragazzi conoscesse questa regola, altre voci sostengono invece che l’unico a ricordarsi che i supplementari non sono previsti ai gironi fosse Pariglia (la norma, già in vigore in passato, è pensata per non eccedere con le tempistiche della serata già dai primi giorni): non lo sapremo mai, ma quel che sappiamo è che gli unici a godere dell’epilogo sono i grigi di Santa Croce/San Polo, che evitano sicuramente il terzo posto nel girone e hanno questa sera la chance di agguantare la prima posizione. Per il resto sia Cannaregio che Lido sono sembrate in grande salute, e davvero nessuno vorrà affrontare i padroni di casa di coach Rosada agli spareggi cui sono già destinati.

SAN MARCO/MURANO 78 – 47 DORSODURO

Da bambino impazzivo per le macchinine con la retrocarica: tira tira tira e poi viaaaaaa sparate contro il muro della mia cameretta! E la volta dopo tiravo ancora di più, per farla correre ancora di più, come se la retrocarica fosse una metafora della vita, in cui più ti dai da fare e aspetti, più i frutti del lavoro saranno fecondi e abbondanti.

A vedere l’esordio di San Marco/Murano non si può fare a meno di pensare a quelle macchinine, perché è chiaro che questi qua Omar li sta caricando dalla fine della scorsa edizione, quando per la prima volta L’Impero del Male si è presentato ai nastri di partenza con una squadra davvero giovane e autoctona. E allora pronti via e i Neri hanno subito messo in chiaro che il traguardo minimo quest’anno è la semifinale: Lucidi tirato a lucido (sì, scusatemi…), i Poletto Bros. con un anno in più di esperienza alle spalle, e poi Tosi e gli altri, con una coesione e – finalmente possiamo dirlo – uno spirito identitario che non si vedevano forse dalle primissime edizioni.

L’unica postilla è la probatorietà di questi primi 40’, perché ancora una volta Dorsodura è apparsa veramente inconsistente, vuoi perché molto inesperta, vuoi perché anche falcidiata dagli infortuni che colpiscono soprattutto i giocatori sotto le plance (anche ieri fuori sia Stefani che Vavassori). Non si può dire che non ci abbiano provato, Andreutto ha alternato uomini e difese, ivi compresa una zona, per cercare di ricucire un gap che però si dilatava sempre più, sulle ali dell’entusiasmo di Omar e dei suoi.

Il test di stasera contro la favoritissima Casteo sarà decisamente più indicativo, ma siamo felici di dire che San Marco/Murano ha risposto presentissima all’esordio al Pattinodromo, come una macchinina con la retrocarica tirata fin dall’estate scorsa.

The Leprechaun ☘️

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