GIORNO 1


Io lo so che eravate sospettosi, non fate finta di niente.

“Eh ma senza telecronaca sarà tutta un’altra roba, eh ma vedere il campo da dietro non fa capire nulla, eh ma…”

I bisbigli e qualche faccia un po’ storta non sono una novità: ogni qual volta si decide di cambiare qualcosa per cercare di migliorare il torneo o ampliare l’offerta (in tal caso si parla di maggior spazio ai sestieri jr., vero e proprio futuro del TdS) è inevitabile e fisiologica un po’ di perplessità iniziale, dettata anche solo dalla disabitudine.

Poi però ho guardato Marco Seno, che la cronaca l’ha fatta alla grande anche se nessuno ha ancora capito come sia possibile: si girava di qua e di là, non sbagliava un nome, teneva le fila di due partite in contemporanea consentendo a chi con gli occhi ne seguiva una di ascoltare l’andamento dell’altra, alla faccia del “eh ma senza telecronaca come faremo”. E poi ho guardato gli atleti di ben 4 squadre riversarsi al bar per innumerevoli birrette, chi prima della doccia e chi dopo, brindando alla gioia della prima vittoria o consolandosi per la sconfitta con il più luppolato dei rimedi, e ho capito che alla faccia di ogni perplessità anche il TdS 2024 è partito non alla grande, ma alla grandissima.

LIDO 72 – 77 SANTA CROCE/SAN POLO

Avete presente quelli che fanno orienteering? A Venezia qualche anno fa c’erano gare di orienteering una domenica sì ed una no, con la città invasa di atleti affannati e privi di Google Maps, che si sfidavano in percorsi con cartina muta alla mano.

Mi ha sempre impressionato vederli arrivare ad un bivio, alzare la testa per guardarsi intorno e scoprire che probabilmente è tutto da rifare, perché quello che erano convinti di aver visto un attimo prima è totalmente cambiato, che il canale che pensavano fosse X in realtà è il canaletto Y e che dunque, come direbbe il grande Bruno Pizzul, “è tutto da rifare”. Basta distrarsi un attimo eh, si allenta per un momento l’attenzione e in un battibaleno ci si ritrova a dover ripartire da capo.

Ecco, i dieci minuti a cavallo tra terzo e quarto periodo del match inaugurale di questo TdS 2024 mi sono sembrati proprio come uno di questi momenti di orienteering, con il rinnovato Lido che pensava di aver imboccato la stradina giusta, toccando anche il +16, per poi ritrovarsi dopo due callette sconte a riprendere in mano la tela da capo, perché i grigi che forse avevano dato per vinti non avevano alcuna intenzione di iniziare l’avventura con il piede sbagliato. Che la corazzata blu sarebbe stata un po’ meno corazzata del solito si sapeva, ma quello che ha davvero stupito un po’ tutti è la reazione dei ragazzi di Sartor, i quali hanno trovato nella zona 2-3 la base da cui originare una rimonta quasi insperata, frutto di disciplina e lavoro a rimbalzo e degli exploit offensivi anche di qualche soldato semplice, oltre all’immancabile totem Musco.

Il risultato finale è l’epilogo di una delle più belle partite viste al Pattinodromo negli ultimi tempi, che lascia presagire altre due grandi giornate per il girone ‘Batioro’, con il Lido chiamato al pronto riscatto contro Cannaregio e Santa Croce/San Polo che attende di incontare i verdi sapendo che, dopo l’altisonante esordio, non potranno più essere presi sottogamba da nessuno.

CASTEO 78 – 44 DORSODURO

Che fregatura doveva essere pagare il biglietto per gli incontri di Mike Tyson ai tempi d’oro? Quelli che finivano dopo una manciata di secondi perché Iron Mike saliva, tirava un paio di montanti e poi stava a guardare l’avversario barcollare fino alla caduta finale? Mi sono sempre chiesto quanto ricchi dovessero essere quelli che, pur sapendo che finiva così, spendevano comunque migliaia di dollari per assicurarsi un posto a bordo ring, forse attirati dal voler essere testimoni della storia.

Al di là di ogni considerazione economica, sul piano sportivo queste manifestazioni di forza hanno indubbiamente il loro fascino, anche se dopo poco sai già come va a finire.

L’impressione avuta ieri nel match di esordio del girone ‘Batipai’ è stata proprio questa, con i castellani a vestire i guantoni di Tyson e Dorsoduro stesa al tappeto dopo pochi minuti, incapace di rialzarsi dopo il mortifero parziale di 29-5 ad opera di una Casteo formato extralusso, che al già ottimo reparto esterni ha aggiunto anche Saoner, “miga bagigi” come si direbbe in dialetto.

Se coach Marella voleva partire col botto ha ottenuto quanto desiderato, con una prova di forza di rara brutalità. Dall’altra parte ci sentiamo di tirare un po’ le orecchie ai canarini: va bene che il roster non è forse tra i più attrezzati, va bene che esperienze di lungo corso al torneo le hanno solo i pochi veterani rimasti dalla Dorsoduro 1.0, ma il TdS insegna che quando questi sono i presupposti il minimo che si richiede è di sputare sangue, anche perché spesso la profusione di grandi sforzi ha pagato dividendi contro formazioni più forti sulla carta.

Ieri non abbiamo visto nulla di tutto questo, e se non lo vedremo nemmeno stasera contro L’Impero del Male il rischio della figuraccia si prospetta all’orizzonte. Lanciamo allora il guanto della sfida ad Andreutto e Ussardi, perché a passare dal lato sbagliato della storia ci si mette un attimo…

The Leprechaun ☘️

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna in alto