
CANNAREGIO 56 – 50 LIDO
Nelle famiglie ricche si litiga molto, in quelle povere quasi mai. Che sia vero o no, non ci sarebbe di che sorprendersi se fosse così: le grandi eredità, che sembrano brillare di luce propria, sono in realtà soprattutto un onere, che porta con sé il pesante fardello della gestione di un patrimonio cospicuo.
Già, perché non è mica uno scherzo proseguire nel solco del successo del tuo predecessore, soprattutto se questo predecessore è l’unico caposestiere mai cessato dalla carica e ha portato in dote ben 9 titoli del TdS. Capite ora quant’è dura per Giulio Saoner questa edizione del torneo? Togli i panni del giocatore, indossi quelli di caposestiere erede e ti ritrovi pure con un Lido oggettivamente depotenziato rispetto alle precedenti edizioni, magari all’esordio contro un’organizzatissima Cannaregio.
Ecco che lo scivolone è dietro l’angolo. Ecco che capisci che Ballarin, per quanto forte, è pur sempre giovanissimo, e suscettibile di cadere nella trappola dei raddoppi congegnata dall’esule Ale Ragazzi. Ecco che gli esordienti stavolta li hai anche tu, e magari il braccio trema un po’ anche a loro.
Insomma, le insidie del caposestiere sono tante, e come giocatore, fino a ieri, forse nemmeno te ne eri accorto, per quanta naturalezza avesse dimostrato tuo padre alla guida del vascello blu.
Messe queste pulci nelle orecchie del buon Giulio, bisogna rendere tutti i meriti del caso a Cannaregio, formazione che per roster e preparazione sembra candidarsi seriamente alle serate che contano. Pareggiare l’intensità del Lido è di per sé una virtù; se poi addirittura si prende in mano il pallino del gioco senza tremare nel finale (fondamentale il 4/4 dalla lunetta), e se ci si può permettere di inserire nel motore un giocatore del calibro di Croce, quella famosa candidatura si fa sempre più credibile.
Insomma, era l’esordio tra le finaliste della scorsa edizione e non ha tradito le attese: chissà se rivedremo lo stesso match tra qualche giorno…
Cannaregio VOTO 7+: idee chiare
Lido VOTO 6-: rimandata.
SANTA CROCE/SAN POLO 64 – 57 CASTEO
Cos’è che invidia il mondo intero all’Italia? La pizza, l’arte e la moda. Oppure, volendo trovare un comune denominatore tra queste eccellenze, potremmo dire che il mondo ci invidia la semplicità. Quella del pomodoro e mozzarella della pizza margherita, della pulizia dell’arte rinascimentale e delle linee essenziali degli abiti di Giorgio Armani.
Sia chiaro: non che essere vistosi ed eccentrici non sia bello, ma l’esattezza della semplicità, delle linee essenziali è qualcosa di tanto giusto quanto complesso da ottenere. E, tornando a noi, ciò che ha messo in campo ieri Santa Croce/San Polo nel corso dei 40 minuti di esordio non è altro che il dominio della semplicità: un’idea di gioco precisa e ben ritagliata sui suoi giovani interpreti, una coesione superiore alle aspettative e la pazienza di lasciar sfogare la coriacea Casteo, che dopo aver giocato un’ottima prima metà di gara non ha saputo far fronte all’innalzamento dell’intensità difensiva dei grigi e alla contemporanea uscita dal campo del playmaker Rossi, vero metronomo della squadra.
Il resto è stato garantito da un’ottima classe operaia (su tutti, la difesa di Sperandio) e da un calo fisico alla distanza dei castellani, i quali saranno chiamati già stasera ad un pronto riscatto contro Murano, dovendo però cercare di ricaricare le pile in poche ore. Appuntamento alle 19.45!
SX/SP VOTO 7: determinata
Casteo VOTO 5,5: a breve gittata.
The Leprechaun
