SAN MARCO/MURANO – CASTELLO 68 – 76
SAN MARCO/MURANO: Folin 8, Zardetto 5, Rosada 11, Bettoni, Vescovi, Pasin 13, Ferro, Perzolla 3, Passarella 3, Fabrizi 2, Fontanella 12, Boscolo 11
All: E. Greco V. All: U. Regalini
CASTELLO: Marascalchi 4, Perricone 4, Rosa 7, Contin 2, Franceschet 12, Pacchiani 9, Nardo 8, Camin 2, Vianello G. 2, Rosso 11, Vianello N. 9, Venturini 6.
All: E. Scarpa V. All: A. Bettera
Arbitri: Isigonis, Scarpa
Un paio di mesi fa mi è capitato di visitare una mostra di Jackson Pollock. No, non provateci nemmeno a darmi la patente del solito noiosissimo intellettuale. A me di Pollock non frega nulla. Però piaceva a chi mi piaceva. Quindi, come direbbe il Jules di Samuel L. Jackson, questo praticamente faceva di me un adoratore del pittore americano. Potere dell’amore e della proprietà transitiva… Riassumendo, le cose non sono andate bene: quattro ore di mostra, più letale seminario, più acquisto di cataloghi (due, uno per Lei e uno per me che non mi ricordo nemmeno dove l’ho messo…) uguale un aperitivo analcoolico preso in fretta e a mai più rivederci. Non capisco dove ho sbagliato. Son sincero: credevo di meritarmi qualcosa in più… Va beh, al solito qui si divaga. Il fatto è che da quel giorno non ci avevo mai pensato a quel matto lì. Né a lui né a quella là. Poi ieri guardando alcuni momenti di questa partita, non so perché, ma mi è tornato in mente. Nei rari momenti in cui sono riuscito a stare sveglio, ho sentito che gli espertoni raccontavano come Pollock, attraverso la tecnica del dripping, lo sgocciolare, si staccò completamente dall’arte figurativa, non limitandosi alla tradizione del cavalletto e pennello, ma aprendo le porte all’Action Painting estremizzandolo fino ad usare tutto il corpo per dipingere. Ecco: i pochi momenti in cui S.Marco/Murano abbandonava il basket tradizionale per giocare con “tutto il corpo”, liberando il proprio istinto, sono stati gli attimi in cui sembrava esserci partita. A pallacanestro, invece, lì Castello è stata superiore.
DORSODURO – CANNAREGIO 58 – 71
DORSODURO: Farnea, Zanetti 9, Valentini 6, Burigana 8, Crivellari 11, Indri 1, Zamattio 2, Zorzi, Guerrasio 11, Zavagno 10.
All: F. Bonaldi
CANNAREGIO: Caburlotto, Mazzarolo 10, Battistin 15, Pilla 12, Frison 15, Zago, Scarpa 7, Boscolo, Pedron 2, Tomassetti 4, Tagliapietra 2, Barp 4.
All: D. Giangaspero/A. Costantini
Arbitri: Isigonis, Peguri
Oggi vi cuccate un po’ di Stendhal. E se non vi va bene andate a leggervi le fanzine di qualche Torneo minore che ve la meritate! Una magari dove vi raccontino chi a fatto canestro e a che minuto…Già mi annoio! Lo scrittore francese è sicuramente famoso ai più per altro, ma quello che serve a noi oggi è una leggenda con cui ha raccontato uno degli episodi più controversi della storia della Musica: la nascita del Requiem di Mozart. In Vite di Haydn, Mozart e Metastasio (1815), Stendhal afferma che a commissionare l’opera al già malato compositore austriaco fu uno sconosciuto personaggio mascherato con un lugubre mantello. Presentatosi al capezzale di Amadeus, malato e in disgrazia, con un sacco di denari, diede all’ex prodigio asburgico quattro settimane di tempo per completare l’opera. Mozart cercò invano di scoprire chi fosse quel misterioso uomo, ma quando le forze iniziarono a abbandonarlo (tanto da costringerlo a lasciare la celebre composizione incompiuta) finì per convincersi che la messa funebre che stava componendo fosse quella per il suo funerale. A leggere le parole del buon Marie-Henri Beyle, a voi noto come Stendhal, si potrebbe pensare che a uscire vincitore alla fine fu quella sorta di impersonificazione della Morte, capace di sfiancare Mozart fino a ucciderlo. Ma io vi chiedo: di chi si ricorda maggiormente l’Umanità? Chi dei due è ancora vivo nei ricordi e nelle emozioni della gente? Forse aspettare il Finale non sarebbe cattiva idea…
Peter Vecsey


