
GLI SPAREGGI
SAN MARCO/MURANO 57 – 62 LIDO
“Manca sempre un soldo per fare una lira”. Innumerevoli volte abbiamo assistito all’utilizzo di questo antico adagio in ambito sportivo, per indicare la situazione di chi si avvicina ma non riesce mai a fare quel passo in più che gli consentirebbe il salto di qualità.
Ecco che ieri, quando ho incrociato Omar Ferro dopo la sirena finale verso il bar, ai miei complimenti per la buona prestazione messa in campo lui ha risposto, in sostanza, riproducendo il detto popolare. E ha ragione, perché i tempi in cui San Marco/Murano era la cenerentola del torneo sono ormai da archiviare, e nell’era post covid i neri si sono sempre dimostrati formazione ambignosa e dura da vincere, vogliosa prima o poi di agguantare quanto meno una finale del TdS. Quel soldo per completare la lira, però, ieri hanno dimostrato di non averlo ancora in tasca, perché le chances per avere la meglio su un Lido privo del leader Rosada le hanno avute eccome ma non sono riusciti a concretizzarle, un po’ per inesperienza, un po’ per mancanza della cattiveria agonistica che nelle partite dentro/fuori non può mancare.
E allora se è vero che il futuro è roseo, il roster è giovane e non può che migliorare, è altrettanto vero che lo stop del giovedì quest’anno sta un po’ stretto a San Marco/Murano. Dall’altra parte il Lido ha egregiamente sopperito alla mancanza di Rosada, trovando linfa dalle seconde linee e da una difesa a zona insistentemente proposta per ampi tratti della partita. Ora ritrova in semifinale Santa Croce/San Polo, nella rivincita del match che l’anno scorso funse da trampolino di lancio per la vittoria finale dei lidensi. L’atmosfera, a partire dalle 19.45 di questa sera, si prevede rarefatta…
DORSODURO 57 – 64 CANNAREGIO
“Va beh dai ‘ndemo casa, tanto questa finisse dopo 10 minuti…”
Vi ho sentiti, dopo la sirena finale del primo spareggio, a voi occasionali del TdS, pensavate tutti che Dorsoduro avrebbe fatto una comparsata e poi si sarebbe fatta rullare da Cannaregio.
Il problema è che non studiate, non conoscete la storia. Noi ci proviamo a raccontarvi le gesta dei vostri beniamini, i corsi e ricorsi storici, le rivalità, ma voi non ci credete e pensate che alla fine andrà come dite voi, perché avete visto un paio di partite quest’anno e siete convinti di sapere come finisce un match del giovedì senza degnarvi di assistere.
Ma Dorsoduro – Cannaregio non è solo un incontro di 40 minuti, è un’era del nostro torneo, una rivalità che ha lasciato il segno negli anni, maturata tra la classe operaia canarina e i più talentuosi cugini di Strada Nuova. Non è un caso che alcuni senatori dorsodurini si siano presentati al Pattinodromo, con prole alla mano, solo in questo afoso giovedì per sostenere i vecchi compagni di lotte.
E battaglia è stata, perché stavolta dobbiamo fare i complimenti ai ragazzi di Ussardi e Andreutto, che hanno dato l’anima per provare a strappare quella che sarebbe stata a tutti gli effetti un’epica qualificazione in semifinale, arrendendosi solo nel finale dopo una grintosa rimonta. Ale Ragazzi e soci, dopo un inizio in discesa, hanno sudato le proverbiali sette camicie e sono dovuti ricorrere all’esperienza di capitani di lungo corso come Ramazzotto e Albano per avere infine la meglio sui coriacei avversari.
Cannaregio si prepara ad una semifinale dura, senza il favore del pronostico (è d’obbligo far pendere l’ago verso Casteo, apparsa fino ad oggi una macchina perfetta) ma con la batteria di esterni più competitiva del torneo e l’esperienza di chi alcuni tornei li ha vinti. Cabu ha tirato le orecchie ai suoi per la leggerezza con cui hanno approcciato lo spareggio, e siamo certi che quando un caposestiere chiama la truppa tende a rispondere.
Casteo si ritenga avvisata.
The Leprechaun ![]()
