Giorno 4 – gli spareggi

GLI SPAREGGI

CASTELLO 65 – 39 DORSODURO

LIDO 70 – 47 SAN MARCO/MURANO

A vederli spesso i documentari naturalistici sono un po’ noiosi. Qualche volta però, quando accendo il televisore ed è già sintonizzato su National Geographic o simili, ci rimango e finisco per essere ipnotizzato dalle immagini. Succede in particolare quando il mondo animale si dimostra in tutta la sua spietatezza, sbattendo in faccia a noi umani la cruda realtà della catena alimentare, del ‘mors tua vita mea’.

Ecco che l’altro giorno, mentre osservavo immagato un documentario sulla caccia dei salmoni da parte degli orsi grizzly in Canada, mi sono ritrovato a riflettere sull’ineluttabilità del destino dei più deboli. Perché in fondo questi poveri salmoni possono provarci in ogni modo a risalire il fiume, ma le zampate dei plantigradi arrivano dappertutto e non lasciano scampo a nessuno. Possono mangiarne 20, 25 in un giorno e, quando si mettono in riga a ‘pescare’, il destino dei pescioni è segnato in partenza. Loro però non lo sanno, o forse non ci vogliono credere, e ignari di tutto si buttano comunque, con tutte le loro energie, a cercare fortuna provando ad eludere i predatori.

Venendo a noi, al Pattinodromo ieri abbiamo assistito più o meno alla pesca dei salmoni. Due squadre che si erano un po’ nascoste durante i gironi e sono deflagrate nella loro reale potenza, e altre due che hanno chiuso il torneo con un eloquente zero alla voce partite vinte. Diciamolo: non sono stati gli spareggi più entusiasmanti della storia del TdS, con entrambe le partite ampiamente chiuse già dopo pochi minuti. L’onore delle armi va però comunque riconosciuto sia a Dorsoduro che a San Marco/Murano, che, proprio come i salmoni di National Geographic, consapevoli o meno del loro destino si sono lanciate in battaglia contro avversari dai quali non potevano avere scampo, venendo divorate.

Le attenuanti ci sono tutte: il sestiere dell’isola del vetro, come dicevamo nei giorni scorsi, ha schierato finalmente una formazione autoctona ma decisamente giovane per la competizione. Questa inesperienza, che è costata caro oggi, potrebbe però trasformarsi in grande energia un domani. Dorsoduro invece sta facendo i conti con un ricambio generazionale che stranamente non arriva, in un sestiere popoloso e votato allo sport. I coach hanno poco da recriminare a loro stessi, anche se – va detto – qualcosa di meglio si poteva fare, perché i passivi sono stati importanti sia nei gironi che agli spareggi. Rifletteranno allora sul da farsi Omar Ferro e Zavagno, alle prese con un risultato che non digeriranno volentieri.

Dall’altro lato della staccionata abbiamo invece visto due formazioni che meritano a pieno titolo la semifinale. Castello è venuta fuori alla distanza, secondo le previsioni che il caposestiere Vianello ha confessato al vostro scriba dopo lo sfortunato esordio (“noialtri partimo sempre mal, ma po’ venimo fora”). Il Lido invece è sempre il Lido: Giulio Saoner non avrebbe più avuto un tetto sotto cui dormire se non avesse ottenuto almeno il venerdì alla prima esperienza da caposestiere e, pur dovendo fronteggiare l’assenza del totem Ballarin, ha ottenuto dai suoi la seconda prova di forza in pochi giorni.

Le semifinali saranno infuocate per non dire incandescenti: ci arrivano quattro squadre solide e preparate, e i pronostici si fanno davvero difficili. Non ci sono più grizzly e salmoni, non assisteremo più ad alcuna mattanza, la battaglia sarà ad armi pari e spietata: preparatevi, perché la selezione naturale del TdS può risultare più spietata di quella delle terre selvagge.

The Leprechaun

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