SCIOCCHEZZE…

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Io la trovo una sciocchezza. Però c’è da dire che è sicuramente comoda consuetudine. Quando si inizia a conoscere qualcosa, spesso si finisce per etichettarlo in qualche modo, legarlo a uno stereotipo, a un’idea che si ha riguardo a quella cosa specifica. E Il Torneo dei Sestieri sembra non volersi distinguere da questa usanza sempliciotta. Succede poi che scarsa immaginazione, fretta e mancanza di spirito critico portino a attribuzioni superficiali e poco corrette. Ma alla gente sembra interessare poco. La cosa importante è creare un’immagine semplice, che si ricordi facilmente e che sia comprensibile da tutti. Pazienza se lontana dalla verità. Non lo diremo a nessuno, se nessuno ce lo farà notare. Promesso.

È un po’ quello che fece il buon Disney con la favola dei fratelli Grimm, umanizzando le figure dei 7 nani, altrimenti irriconoscibili l’uno dall’altro, affibbiando loro delle caratteristiche comportamentali emblematiche e facendo di queste la sola e unica specifica del carattere di ognuno di loro. Il brontolone era sempre e solo brontolone, il mammone sempre e solo mammone, il pigro sempre e solo pigro. Senza appello.
Così sembra sia andata anche in questi 10 anni. I Sestieri hanno iniziato a essere associati ognuno a un’idea specifica, a uno stato d’animo, a una precisa colorazione. Senza che, come detto, ne debbano per forza rispecchiare tutte le caratteristiche. Oggi quindi abbiamo il sestiere antipatico, quello perdente, quello malefico, lo sbruffone ecc. ecc. Ripeto: cavolate! Storie che possono andar bene per le favolette, anzi, per le trasposizioni cartoon delle favolette. Però non sarò certo io a combattere i mulini a vento di questa evoluzione (o involuzione) del pensiero critico. Vi piacciono i Sette Nani? Teneteveli.

Poi però non lamentatevi se, fra una riga e l’altra, se fra una cronaca e una descrizione, ci permettiamo di sottolineare incongruenze che questo greve modo di pensare inevitabilmente crea. Anzi, beccatevi la prima che ci viene in mente, quella più evidente di questa 10° Edizione!

Crediamo che il colore delle maglie abbia molto influito su questa attribuzione. Anche se dobbiamo ammettere che molte volte in campo i ragazzi di LeleJ hanno dimostrato di poter reggere questa etichetta. Fatto sta che Castello è da sempre stato quello Duro&Puro, il sestiere senza macchia, quello più popolare, più legato alle sue tradizioni, alle radici. Quello che faceva del cuore la sua arma più importante. Come se per le altre 5 squadre quella Coppa contasse meno. Come se a far canestro non fossero le mani di Vianello, Marascalchi, Franceschet & Co., ma il loro coraggio. Orgoglio smisurato e attaccamento al territorio. Questi i valori fondanti degli Arsenalotti. Senza domiciliati in roster, senza aiutini. Soli. Orgogliosi. Contro tutto e tutti. Abbiamo già detto che ci sembrano tutte sciocchezze? No? Beh… Sciocchezze!

Poi capita che un paio di Tornei li vinci anche, proprio quando iniziavi a pensare di non poterli vincere più. E qualche sassolino dalla scarpa lo tiri fuori per scagliarlo addosso a chi sembra tanto diverso da te. “Non abbiamo bisogno di nessuno! I Castellani orgogliosi ci bastano e avanzano!”. E ti gusti la vittoria. Un sapore tanto desiderato da creare dipendenza. Più ne hai meno riesci a farne a meno. Più ne hai più i tuoi ricordi sembrano affievolirsi e le promesse perdere di valore.
Arrivi così al 2014. È la 10° Edizione, la più importante. E tu hai un titolo da difendere. E ti capita un’occasione di quelle che incontri una volta sola nella vita. Una di quelle che saresti solo uno stupido a non cogliere, tanto più che è nei tuoi diritti e il regolamento te lo concede. E allora perché non dovresti farlo? Solo per le parole gettate al vento in un momento di euforia? Solo perché non potresti più rinfacciare a nessuno di essere “diverso”? Ho già detto che mi sembrano sciocchezze? No? Beh… sciocchezze!

Peter Vecsey

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